Logopedia: Senti come parlo!

A cura della Dott.ssa Daniela Clemente – Il bambino già da i primi giorni di vita sa comunicare intenzionalmente i propri desideri, bisogni e scopi utilizzando una varietà di gesti e vocalizzi. Il neonato, infatti, è già  socialmente responsivo ma è anche socialmente attivo. Il pianto, il sorriso e l’espressione facciale del piccolo hanno un effetto sulle persone che se ne prendono cura, e vengono solitamente interpretati come indicatori di disagio, gioia o piacere.
Ma per poter sviluppare le sue  potenzialità, egli deve trovare un ambiente stimolante e ricco dal punto di vista linguistico: l’interazione faccia a faccia tra il bambino e la madre è caratterizzata da una armoniosa sincronizzazione tra  comportamenti motori, vocalici, espressivi, ed affettivi che hanno una valenza importantissima per lo sviluppo del futuro linguaggio orale. Questa è la fase che vari studiosi già dagli anni ’80 hanno definito come PREINTENZIONALE in cui il bambino produce comportamenti (pianti, sorrisi, vocalizzi, ecc…) che possono assumere il valore di segnali per l’interlocutore adulto ma che non hanno ancora un valore comunicativo per il bambino. Questa fase preintenzionale e preverbale è la  base per l’acquisizione della successiva competenza comunicativa ed è vista come un precursore necessario al seguente sviluppo dell’uso intenzionale del linguaggio.
Gradualmente i bambini  diventano consapevoli che questi comportamenti possono essere usati per regolare il comportamento di altri e quindi, intorno ai 9/10 mesi di vita, si passa a quella che viene definita fase INTENZIONALE, in cui il bambino sa produrre comportamenti che hanno per lui valore di segnali, e li produce al fine di soddisfare i propri scopi o  raggiungere particolari obiettivi.
Premesso che non esiste un’età ‘giusta’ in cui i bambini iniziano a parlare, più o meno dopo l’anno quasi tutti cominciano a verbalizzare, tentando di comunicare non più attraverso il pianto o i gesti, ma per mezzo delle parole, bisogni, emozioni, paure, disagi.
La figura dell’adulto (genitori, nonni, tate, insegnanti del nido, etc) è molto importante e determinante nello sviluppo del linguaggio perché in tutte le
attività quotidiane abbiamo scambi comunicativi. Mentre giocate col bambino vedrete che pian piano si struttureranno le prime parole che avranno funzione anche di frase (olofrase) e poi pian piano, quando il bimbo avrà un buon bagaglio di parole prodotte (si stima intorno alla cinquantina), inizierà a creare delle piccole frasi che poi si allungheranno e si popoleranno di elementi aggiuntivi grammaticali completando quindi anche lo sviluppo morfosintattico.

Se ci sono dubbi per un corretto sviluppo del linguaggio tenete presente  i seguenti punti come campanelli d’allarme e non abbiate timore di chiedere un parere ad un logopedista.

• Difficoltà a fare e mantenere il contatto visivo
• Non usa il contatto oculare per ottenere la vostra attenzione
• Sembra ignorare le altre persone
• Non chiede né risponde alle coccole.
• Non risponde in modo coerente al suo nome intorno ai 12 mesi
• Difficoltà di ottenere la sua attenzione quando si parla con lui
• Non guarda dove si sta puntando o quando dice al bimbo, “Guarda!”
• Dimostra maggior attenzione agli oggetti, un DVD, TV o Tablet rispetto alle persone, i giochi insieme e le conversazioni
• Nessuna condivisione nei giochi con suoni, sorrisi e facce buffe
• Grande indipendenza nelle azioni mostrando una difficoltà nel chiedere aiuto agli altri quando ha bisogno di qualcosa.

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